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Rassegna Stampa

 

"Antonia e altre canzoni"

Splasc(H) rec.

Distr. I.R.D

 

"il primo brano, "Antonia", è di una bellezza stupefacente." Alex Dutilh, Jazz man, maggio 1999

 

"Enrico Rava lo segnala tra i migliori dischi dell'anno, e lo stesso faccio io.lo raccomando". Robert Spencer , Cadence, dicembre 1998 ".

 

è tutto stupendo...sono talmente convinto della sua bellezza che lo segnalo anche qui" Franco Fayenz , Amadeus, setttembre 1998 "

 

...si aprono ad ogni brano, ad iniziare dalla stupenda "Antonia", linee melodiche di straordinaria purezza espressiva. " Piero Gigli , L'Unità, 8 feb. 99

 

".Questo disco si segnala tra le più belle sorprese del jazz europeo realizzate alla fine dell'anno trascorso...è un gioiello che vi terrà compagnia a lungo" Carlo Boccadoro , Diario 13\1\99

 

"Satie, Debussy e Bill Evans compaiono in controluce. Sentirlo è una continua scoperta Luigi Onori , il Manifesto 24\04\99

 

Qualcosa di veramente speciale.ogni brano è un piccolo gioiello che ci racconta una storia Enrico Rava , dalle note di copertina

 

 


Forme semplici

Splasc(H) rec.2000

Distr. I.R.D

 

Il pianista Antonio Zambrini ha il dono di saper creare del jazz dal sapore semplice e fresco, appunto "Forme semplici" come declina saggiamente il titolo. Già autore di un album bello e sincero come "Antonia ed altre canzoni", Zambrini -alla testa del suo trio completato dal batterista Carlo Virzi e dal bassista Tito Mangialajo Rantzer- continua a regalarci emozioni delicate e profonde. Tutti i brani, scritti da lui, sono come un tuffo nell'acqua fresca, pieni di lirismo, di poesia, di grande sensibilità. E, si noti bene, Zambrini è anche un eccellente pianista di jazz. "Forme semplici" è uno dei dischi di jazz italiano più belli prodotti negli ultimi tempi. E' Zambrini un musicista da conoscere assolutamente. AUDIOreview n.206 ottobre 2000

 

 


 

Quartetto

Abeat 2002

 

E' un pianoforte che canta, quello del musicista milanese. Un pianoforte che rappresenta Forme semplici, come recitava il suo precedente CD in trio, capaci di insinuarsi nell'anima come piccolissimi pensieri di gioia. Un pianoforte che ha il fiato sospeso della malinconia e il discorrere tenero dell'amore.. Cristina Palesi Recensito su SUONO numero 356 di maggio 2003

 

 


Due colori

Abeat 2003

 

Antonio Zambrini è un evocatore di immagini attraverso la musica che poi prende forma proprio partendo dalle immagini...In ogni caso il filo conduttore è proprio quel senso di narrazione che si deve cogliere ascoltando i brani come dei racconti in cui ogni musicista ha ampio spazio per imprimere la propria sfumatura cromatica.I pezzi, in generale, ruotano intorno al suono del piano che dà loro forma, spazio, tempo, anima..... Marco Losavio (www.jazzitalia.net)

 

 

IL PIANISMO INTENSO ED ELEGANTE DI ZAMBRINI

Pianista, compositore e arrangiatore, Antonio Zambrini dimostra in questo nuovo cd di attraversare un momento particolarmente felice e di grande inventiva.

Dieci i brani proposti, dagli impasti timbrici che ci consegnano un lavoro intenso ed elegante, che esalta il pianismo di Zambrini e la bravura dei suoi compagni di viaggio: Stefano D'Anna (Sax), Tito Mangialajo (contrabbasso) e Ferdinando Faraò (batteria).

(La Provincia)

 

Due colori

è un titolo che può depistare dato che riguarda un disco, in realtà, coloratissimo di spunti.

Zambrini è ormai un musicista di quelli de seguire con attenzione, capace di grande essenzialità melodica (Garrincha e il delizioso «billevansiano» Natale a Rimini) ma anche di sorprendere l'ascoltatore con una sfrenata energia creativa - come in La pallina di Ligeti, che è una specie di centro metafisico tra il samba, il ragtime e Sweet Georgia Brown.

La dote principale del pianiste è il suo saper costruire situazioni. Alcuni di questi brani nascono da un occasione (per esempio il bellissimo Salgado, nato per commentare un documentario sul grande fotografio brasiliano); ma da tali destinazioni, senza piegarsi alla loro origine, Zambrini parte per approfondite escursioni improvvisatorie.

II trio con Mangialajo e Faraò funziona perfettamente, spesso con un rapporto interno davvero paritario. Al gruppo si aggiunge talora, e con piglio «vitaminico» D'Anna, del quale è de gustare la concomitanza tra il gusto antico e la vivacità che mostra al sax tenore (esemplare in Antènore).

Insomma, il disco non si appiattisce sul manierismo imperante ma si segnala per la profonditè di pensiero.

Ed è de apprezzare molto anche il fatto che Zambrini, autore di tutti i brani, scriva i suoi titoli in italiano.

C.P. (Musica Jazz luglio 2003)

 


 

 

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